noqot ha scritto:vero Mario, però le differenze sono comunque notevoli.
Guarda per esempio questa stazione a sud di Pavia nei pressi del Po; nel 2025, per quanto in campagna, nella bassa ed in zona certamente meno urbanizzata di quanto lo fosse Milano a metà '800, cmq ha fatto registrare valori nettamente superiori rispetto al 1855.
Cioè io credo che inverni come quelli del XIX secolo, in Padania non li vedranno più per molto molto tempo, a prescindere dalla urbanizzazione, dal fatto che magari il 1855 è stato particolarmente freddo etc.
Francesco io credo che si debba iniziare a decontestualizzare la singola stazione dall'ambito del territorio in cui si trova perché ormai la antropizzazione della pianura padana in particolare ha raggiunto livelli cosi elevati che le grandi estensioni urbane condizionano le temperature anche di luoghi apparentemente isolati e distanti da esse. Inoltre essendo un catino chiuso l'energia termica dissipata dalle superfici non naturali rimane in parte intrappolata all'interno del catino padano diffondendosi praticamente ovunque. Ora è chiaro che nel1855 le condizioni erano completamente diverse, ma già se facciamo un paragone tra il decennio 90-2000 e l'ultimo 2015-2025 ti accorgi che la situazione è peggiorata ugualmente..
I dati ufficiali del monitoraggio nazionale dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) evidenziano che la Pianura Padana è l'area geografica in cui il consumo di suolo è progredito con la maggiore intensità in Europa, superando di gran lunga le medie nazionali ed europee.
Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2025, la percentuale di suolo artificializzato (cementificato, asfaltato o comunque sottratto all'ambiente naturale/agricolo) in Pianura Padana è cresciuta in modo significativo, portando la quota complessiva di territorio consumato in quest'area a circa il 12% - 14%. Per fare un paragone, la media nazionale italiana si attesta attorno al 7,3%, mentre quella dell'Unione Europea è vicina al 4,2%.
Ovviamente la regioni con la maggiore percentuale di suolo consumato nell'ordine sono:
Lombardia -12,2% di suolo in meno
Veneto -11.9% di suolo in meno
Emilia Romagna -9% di suolo in meno
Piemonte -7% di suolo in meno
Le motivazioni di questo consumo sono ovviamente legate al lucro non certo alla crescita demografica che invece è in netto regresso
1) Il balzo percentuale avvenuto nei primi venticinque anni del duemila non è dovuto tanto alla crescita demografica (la popolazione è rimasta pressoché stabile o in calo in molte aree), quanto a dinamiche economiche e infrastrutturali:
2) Il Boom della Logistica: La Pianura Padana è diventata l'hub logistico del Sud Europa. Interporti, mega-magazzini di e-commerce e centri di smistamento merci hanno coperto milioni di metri quadri di terreni agricoli di prima classe.
3) Grandi Infrastrutture: La costruzione di nuove autostrade e bretelle (come la TEEM, la BreBeMi o la Pedemontana Veneta) ha frammentato gli habitat e "chiamato" nuovo cemento ai nodi di uscita.
4) Estensione delle periferie (Città Diffusa): La tendenza a costruire quartieri residenziali e aree commerciali distanti dai centri urbani, espandendo i confini dei piccoli comuni di pianura.
a tutto questo consumo aggiungici le emissioni di calore dovute agli impianti termici che asservono a tali infrastrutture..
L'effetto combinato della cementificazione selvaggia, della perdita di vegetazione e del calore antropico emesso da fabbriche, hub logistici, riscaldamento e condizionatori (noto come calore di scarto) ha modificato profondamente il microclima della Pianura Padana.
L'impatto termico si manifesta in modo diverso a seconda dei contesti, con incrementi di temperatura misurabili sia nei nodi infrastrutturali sia nelle aree rurali un tempo considerate "fresche".
1. Nelle aree antropizzate e nei nodi logistici (+2°C a +5°C)
In corrispondenza dei nuovi poli logistici, delle zone industriali e dei grandi centri commerciali sorti in aperta pianura dal 2000 a oggi, l'aumento della temperatura locale è drastico.
I dati ISPRA indicano che durante i mesi estivi la differenza di temperatura tra i centri urbanizzati/asfaltati e il suolo naturale circostante può raggiungere e superare i 4°C - 5°C. I capannoni e i piazzali di asfalto assorbono la radiazione solare di giorno e la rilasciano la notte sotto forma di calore radiante. A questo si aggiungono i motori dei condizionatori industriali (necessari per climatizzare i mega-hub) e i sistemi di refrigerazione, che immettono aria calda direttamente nell'atmosfera locale, creando micro-isole di calore ad altissima intensità.
2. Nelle aree rurali e nei campi aperti (+0,5°C a +1,5°C)
L'aspetto più preoccupante ed evidente in Pianura Padana è che nemmeno la campagna è più al sicuro. Si parla oggi di un effetto di riscaldamento regionale diffuso, dovuto a due dinamiche precise:
L'effetto "Città Diffusa": La pianura non è più un enorme spazio verde interrotto da singole città, ma una rete densissima di piccoli centri, capannoni e strade. Questa frammentazione fa sì che il calore generato dalle aree antropizzate venga trasportato dai venti locali (molto deboli in pianura) anche sui campi coltivati confinanti. Nelle aree agricole della Pianura Padana, la temperatura media è cresciuta di circa 0,5°C - 1,5°C solo a causa della vicinanza alle infrastrutture e della perdita dell'effetto rinfrescante dei terreni precedentemente non edificati.
Perdita di evapotraspirazione: Un terreno agricolo o un bosco "sudano": le piante assorbono acqua dal sottosuolo e la rilasciano nell'aria, un processo (l'evapotraspirazione) che consuma energia solare e raffredda l'ambiente. Sostituire milioni di metri quadri di terra con il cemento ha eliminato questo gigantesco condizionatore naturale, provocando un innalzamento termico di fondo su tutta la macro-regione.
Il fattore "Impianti Termici e Condizionamento"
L'antropizzazione porta con sé un circolo vizioso termodinamico:
Più cemento ➔ Più caldo locale ➔ Maggiore uso di aria condizionata ➔ Più calore scaricato all'esterno
Gli impianti di climatizzazione estiva (pompe di calore) non fanno altro che "spostare" il calore dall'interno degli edifici all'esterno. Nelle calde estati padane, il funzionamento simultaneo di milioni di split residenziali e grandi impianti industriali genera un flusso costante di calore antropico. Questo calore si stratifica nei primi strati dell'atmosfera della pianura, che soffre già di una cronica mancanza di ventilazione (moti d'aria quasi assenti a causa della barriera delle Alpi e degli Appennini).
Il risultato finale: Se sovrapponiamo il surriscaldamento globale globale (+1,5°C nell'ultimo secolo) all'effetto locale del consumo di suolo e delle emissioni termiche, oggi alcune aree rurali o peri-urbane della Pianura Padana vivono notti estive con temperature minime che non scendono sotto i 24-25°C (le cosiddette "notti tropicali"), un fenomeno che fino agli anni '90 era limitato esclusivamente ai centri storici delle grandissime città come Milano o Torino.
tutto ciò non viene considerato minimamente quando si parla del riscaldamento padano, e non solo padano degli utlimi 30 anni...
La soluzione per quel che mi riguarda non esiste, si potrà mitigare in parte riconvertendo le zone ma per compensare l'effetto termico riscaldante dei 60.000-150.000 mq generato da una struttura massiccia come l'hub Amazon di Cividate al Piano (BG) , non basta semplicemente piantare un ciuffo d'erba. La fisica termodinamica del suolo richiede una superficie verde decisamente ampia e, soprattutto, strutturata a bosco denso.I calcoli si basano sul principio dell'evapotraspirazione: un albero adulto a foglia larga può "evaporare" diverse centinaia di litri d'acqua al giorno, assorbendo calore solare e abbassando la temperatura circostante (agendo come un condizionatore naturale da circa $20 \text{ kW}$ di potenza refrigerante).Prendendo come riferimento i dati dell'hub di Cividate al Piano (circa 60.000 mq di capannone coperto e 190.000 mq di lotto totale interamente asfaltato o cementificato), ecco quanta area verde serve per neutralizzare il suo impatto termico.Il rapporto di compensazione necessario (Da 1:1 a 2:1)Gli studi bioclimatici e di ecologia urbana (condotti anche dal Politecnico di Milano sulla Pianura Padana) dimostrano che per mitigare l'effetto isola di calore di un'area industriale serve una superficie forestale che va da 1 a 2 volte l'estensione dell'area antropizzata. Compensazione minima (1:1): Per bilanciare il calore radiante del solo tetto del capannone ($60.000\text{ mq}$), servono almeno 6 ettari ($60.000\text{ mq}$) di bosco fitto e maturo nelle immediate vicinanze. Compensazione totale del lotto (2:1 rispetto al coperto): Se vogliamo azzerare l'impatto termico dell'intero comparto (tetto bollente + asfalto dei parcheggi dei TIR + calore dei condizionatori industriali), la superficie verde richiesta sale a circa 12-15 ettari ($120.000 - 150.000\text{ mq}$) di forestazione. In pratica, servirebbe un parco grande quasi quanto l'intero insediamento logistico stesso per raffreddare l'aria che l'hub riscalda.
Detto ciò mi pare ovvio e scontato che non andremo in contro ad un miglioramento della situazione ma solo ad un ulteriore peggioramento, magari limato e meno esponenziale di quanto accaduto negli ultimi 30 anni ma di certo non si ritornerà mai alla situazione del 2000 figuriamoci a quella del 1855..
Ci vuole solo un metorite di quelli seri..
P.s. mi sono fatto aiutare dal web per descrivervi quello che penso da anni su questo discorso, che non fa altro che avvalorare quello che scrivo da tanto.. replicate poi questo discorso sulle altre nazioni limitrofe a noi specie quelle poste a ovest quali Spagna e Francia e il discorso si complica ulteriormente